La Perigeo nel Puntland
La nostra associazione opera nel Corno d’Africa già da diversi anni con progetti in Etiopia, ma sin dalla sua costituzione nel 2004, segue con impegno e attenzione gli sviluppi della questione somala. I nostri rappresentanti si sono recati nello Stato Somalo del Puntland a Maggio 2010, su invito delle autorità locali. Abbiamo registrato la nostra organizzazione direttamente in somalia, nella città di Galkacyo, Puntland dove disponiamo di un ufficio gestito dal nostro rappresentante locale, il sig. Hussein Abukar.
Dalle analisi effettuate e dalle richieste ufficiali avanzate all’associazione è emerso che i due principali settori che necessitano di interventi di sostegno nel Puntland sono quello sanitario e quello culturale.
Secondo le informazioni forniteci dal Direttore generale dell’informazione e della Cultura del Puntland, Dr. Yasin Ade Roble, le condizioni in cui versa il settore culturale nell’intera Somalia sono molto gravi. Nel Puntland non esistono musei e i due che si trovavano a Mogadiscio sono stati completamente distrutti nel corso dei molti anni di guerra civile.
La cultura somala, legata per oltre l’80% alla pastorizia e ai nomadi e quindi ad una tradizione orale, è custodita soprattutto dalle donne anziane che, con la loro graduale scomparsa, rischiano di portare con sé tratti fondamentali per la sopravvivenza stessa dell’identità somala, tanto da indurre il Presidente del Puntland a parlare di urgente necessità di intervento nel settore culturale per l’avvio della creazione di musei e luoghi di conservazione della cultura.

La situazione del settore sanitario, è ancora più allarmante. Gli standard di salute in Somalia, secondo i dati della World Bank, sono tra i peggiori in Africa. Si parla di 5.2 medici su 30.000 abitanti, ma le autorità del Puntland hanno parlato di cifre che testimoniano una situazione ancora più disastrosa: un dottore ogni 50.000 abitanti inoltre i campi profughi formati dal sempre crescente numero sfollati costituiscono una sfida sempre più dura alle capacità già carenti del sistema sanitario statale di far fronte a queste emergenze.
Le principali cause di morte sono:
- diarrea;
- infezioni del tratto respiratorio;
- morbillo;
- tubercolosi;
- tetano neonatale;
- complicazioni durante la gravidanza ed il parto;
- bilarzia;
- malaria.
Nel caso specifico di Galkayo, la situazione in cui i medici si trovano a lavorare all’interno della struttura ospedaliera costruita nel 1935 e che rappresenta l’ospedale più grande di tutta la Regione del Mudug è, a dir poco, precaria a causa delle pessime condizioni igieniche e della scarsità di materiale sanitario.
L’ospedale conta una capacità di oltre 280 posti letto di cui
- 75 posti per malattie polmonari come tubercolosi
- 100 posti circa per il “Therapeutic Feeding Center”, il centro di malnutrizione per i bambini, il più grande della regione tanto che vi sono curati pazienti provenienti dalla regione somala dell’Etiopia dell’est.
Ai pazienti si offrono terapie medicinali gratuite, ma il centro ospedaliero più vicino verso sud dista quasi 1200 km.
Inizialmente chiamati in quanto esperti nelle azioni del settore culturale non abbiamo potuto rimanere indifferenti davanti alla drammatica situazione di emergenza umanitaria che abbiamo visto in Somalia.
Ecco perchè abbiamo elaborato il progetto di aiuto umanitario chiamato SOMALIA ACTION. E’ un progetto che vuole dare un segno concreto di vicinanza alla popolazione somala del Puntland, a fianco delle persone martoriate da venti anni di guerra civile.
Un progetto pensato per permettere a tutti di contribuire e dare una speranza a una porzione del paese che da anni era stato abbandonato e dimenticato. Una speranza per la Somalia.





















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