La nostra associazione, la Perigeo Onlus, ha organizzato una spedizione di ricerca etnografica qui nel Perù con Mario Polia che partirà il 27 giugno. Abbiamo messo in programma una visita alle popolazioni native Ashaninkas della Selva Central, prima della spedizione andina, per iniziare rapporti di collaborazione e cooperazione. Appena arrivati in Perù, il 10 giugno, ci siamo resi conto che la situazione nella selva era drammatica, infatti a Bagua tra il 5 e il 6 giugno c’è stato un conflitto a fuoco tra indios e polizia con circa venti vittime tra i poliziotti e ancora oggi non si conosce il numero esatto delle vittime tra i nativi, che comunque si aggira sull’ordine delle decine, e tutte le comunità native si stanno sollevando.
Abbiamo iniziato ad informarci e abbiamo appurato che tutto è partito dalla volontà del governo dell’Apra, guidato da Alan Garcia, di abrogare una norma della costituzione per rendere più facile l’accesso alle risorse della selva da parte delle imprese di sfruttamento minerario e petrolifero, anche contro la volontà delle popolazioni native.
Il governo ha fatto tutto ciò senza consultare le organizzazioni indigene e l’AIDESEP (Organizzazione che raggruppa la maggior parte dei popoli Nativi) si è opposta e ha organizzato le manifestazioni di protesta.
L’AIDESEP ha deciso il bloccare tutte le via di accesso all’Amazzonia, sia per solidarietà con i nativi uccisi a Bagua, sia per costringere il governo a ritirare il decreto e a rispettare la volontà dei nativi. I blocchi hanno paralizzato l’Amazzonia, in particolare la Selva Central dove ci troviamo ora noi. Centinaia di indios, armati con archi e frecce, presidiano barricate che bloccano tutte le strade.
La tensione è altissima. A loro si sono aggregati oppositori politici del governo in carica che stanno approfittando del grave momento.
Noi siamo stati bloccati dai manifestanti a Pichanaki e con molte difficoltà ci siamo rifugiati nella chiesa cattolica. Poi siamo entrati in contatto con il sindaco della città, un politico molto attento alle esigenze della popolazione e con una forte volontà di dialogo. Ci ha aiutato moltissimo e noi gli abbiamo offerto il nostro aiuto economico per far arrivare viveri ai nativi.
Adesso, con la sua collaborazione, siamo scesi a Satipo per raccogliere altre informazioni. Domani, con una barca, raggiungeremo un missionario francescano in una zona particolarmente interessante e rientreremo fra qualche giorno.
Domani qui in Perù è un giorno decisivo. Il governo dovrebbe abrogare il decreto 1090 e la situazione potrebbe normalizzarsi, altrimenti nessuno può sapere cosa succederà. Di sicuro noi in questo momento ci troviamo bloccati (per nostra scelta) nel territorio indigeno,
aspettando l’evolversi della situazione e pronti per aiutare le popolazioni con aiuti umanitari e mettendoci al servizio del dialogo con esperienze di peacekeeping che abbiamo già acquisto in Africa Orientale.