“Musei senza Frontiere” è un progetto ideato per la
tutela e valorizzazione dei patrimoni culturali tradizionali dei popoli, che utilizza il museo etnografico come luogo privilegiato per la salvaguardia e la trasmissione alle future generazioni di saperi ed eredità tradizionali.
Il progetto intende istituire nei paesi d’intervento
luoghi di conservazione e recupero della memoria collettiva, con il duplice scopo, da una parte, di tutelare la ricchezza culturale dei popoli, dall’altra, di valorizzare questi patrimoni perché diventino, oltre che spazi di appartenenza identitaria per i diretti beneficiari, anche poli di attrazione turistica per i visitatori. Tanto più i popoli sono portatori di una cultura minoritaria e sussistente, a rischio di venir inghiottita nelle tendenze omologanti della globalizzazione, tanto più l’esigenza di raccoglierne la memoria si fa incalzante.
L’intento del progetto è però ancor più ambizioso: si vuole infatti
creare una rete di questi musei in un’ottica di confronto e di dialogo interculturale, da cui possano spontaneamente prendere avvio percorsi di interscambio.
Il primo di questi musei etnografici è già attivo, dal 2007, presso la Missione di Padre Angelo Antolini a
Kofale, dedicato alla cultura del popolo Oromo, che sta riscoprendo la propria identità e la propria storia di amicizia con gli Italiani. Simbolo di questa relazione di stima e di fiducia reciproca è la co-direzione italiana-etiope del Museo.
“Quanto più saremo capaci di valorizzare tutte le culture, tanto più avremo favorito la comprensione, la collaborazione, l’unità nella diversità” ha commentato in una recente visita in Italia il Vescovo della Diocesi di Meki (in cui è situato il Museo), Mons. Abraham Desta, a proposito del valore di unione e di dialogo che il Museo Etnografico Oromo esprime.